Fuliggine e camini: lo sporco che arriva dal tuo stesso tetto
Se in casa hai una stufa a legna o un caminetto, la fonte di sporco più costante per i tuoi pannelli non è il vento: è la canna fumaria a pochi metri dai moduli.
Nelle case dell'entroterra toscano il riscaldamento a legna o a pellet è la norma, non l'eccezione. E in moltissimi casi la canna fumaria sbuca sullo stesso tetto dove sono montati i pannelli, a pochi metri dai moduli e spesso più in alto. Per sei mesi l'anno quella canna emette particelle carboniose che il vento riporta giù sul vetro, tutti i giorni, con una costanza che nessun altro tipo di sporco ha.
Perché la fuliggine è un deposito diverso
La polvere è secca e leggera: si posa, e in buona parte se ne va con l'acqua. La fuliggine no. È fatta di particelle carboniose molto fini, unte, che si legano al vetro e respingono l'acqua invece di lasciarsi portare via. Il risultato è una patina scura e continua, che non forma le macchie riconoscibili degli escrementi o della resina ma abbassa la trasparenza dell'intera superficie. Ed è proprio questo il motivo per cui passa inosservata: manca il punto sporco che salta all'occhio.
Quanto conta la posizione della canna fumaria
Non tutti gli impianti hanno lo stesso problema. Pesano tre fattori: la distanza tra comignolo e moduli, l'altezza relativa, e la direzione dei venti dominanti. Se il comignolo è più basso della falda su cui stanno i pannelli, o se il vento prevalente spinge il pennacchio verso il campo fotovoltaico, il deposito si concentra sulle file più vicine. Un indizio utile: se una parte del tetto rende meno delle altre e la geometria delle stringhe non lo spiega, vale la pena guardare dove sta il camino.
Contano anche legna e conduzione. Legna umida, tiraggio scarso e combustioni a fiamma bassa producono molte più incombusti di una stufa che lavora bene e di una canna fumaria pulita nei tempi giusti. La manutenzione del camino, in questo senso, è anche manutenzione dell'impianto.
Il problema stagionale che quasi nessuno vede
La fuliggine si accumula tra novembre e marzo, cioè nei mesi in cui il fotovoltaico produce comunque poco. Il calo passa sotto il radar perché sembra normale che d'inverno l'impianto renda meno. Poi arriva marzo, le giornate si allungano, e i moduli affrontano la stagione buona con addosso quattro mesi di deposito. È la ragione per cui, in una casa riscaldata a legna, il periodo giusto per intervenire è la fine dell'inverno, come spiegato nella guida sul momento migliore per pulire i pannelli.
Come capire se è fuliggine
Ci sono due segnali abbastanza affidabili. Il primo è il colore: la fuliggine dà una velatura grigio-brunastra uniforme, mentre le polveri lasciano un deposito più chiaro e granuloso. Il secondo è la prova del dito su una porzione raggiungibile da terra: la polvere si stacca a secco e resta sul polpastrello come sabbia, la fuliggine lascia una traccia untuosa che si spalma. Se hai il dubbio, confronta i dati di produzione tra la stagione fredda e quella precedente, in giornate serene comparabili.
Cosa non usare
Trattandosi di sporco grasso, l'istinto porta agli sgrassatori: prodotti per il forno, sgrassanti da cucina, alcol, diluenti. Sono tutte cattive idee. I solventi possono opacizzare il rivestimento antiriflesso, mentre i detergenti domestici lasciano residui che restano sul vetro: la questione è documentata nella guida sui prodotti per la pulizia dei pannelli. Fuori discussione anche l'idropulitrice, che sulla fuliggine è per giunta poco efficace: il deposito è sottile e aderente, non si stacca con la forza.
Come si toglie davvero
La fuliggine ha bisogno di tempo di contatto, non di pressione. Si bagna la superficie con acqua filtrata, si applicano prodotti certificati per il fotovoltaico e si lascia che agiscano finché la pellicola grassa non si scioglie. Poi si passa con spazzola morbida a bassa pressione, seguendo la pendenza del modulo, e si risciacqua senza panni. Si lavora a modulo freddo, la mattina presto o nel tardo pomeriggio. Chi ha il camino vicino ai pannelli in genere trova utile una cadenza fissa di fine inverno, sempre valutata sull'impianto e non promessa a calendario.
Dove il problema è più diffuso
In Toscana il riscaldamento a legna e a pellet è capillare in tutta la fascia collinare e montana: Casentino, Valtiberina, Pratomagno, versanti dell'Amiata, colline del Chianti e del Senese. Sono le stesse zone dove le case sparse hanno tetti in coppi, camini alti e impianti installati sulla falda migliore, spesso a poca distanza dal comignolo. Se il tuo impianto è in questa situazione, guarda la pagina Arezzo e il Casentino o richiedi un preventivo gratuito e personalizzato.
Domande frequenti
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