Pannelli fotovoltaici a terra ed erba alta

Chi ha i pannelli sul tetto guarda in alto. Chi li ha a terra dovrebbe guardare in basso, perché la maggior parte dei problemi di un impianto a terra nasce da quello che cresce sotto e attorno alle strutture. È una manutenzione che sembra giardinaggio e invece è manutenzione elettrica a tutti gli effetti: la trascurano quasi tutti, e i risultati si vedono in bolletta.

L'erba arriva prima di quanto pensi

Le strutture a terra tengono il bordo inferiore dei moduli a poche decine di centimetri dal suolo. In Toscana bastano le piogge di aprile seguite dal caldo di maggio perché graminacee, rovi e infestanti coprano quella distanza in poche settimane. E siccome un impianto a terra si guarda in genere da lontano, o non si guarda affatto quando è in un campo distante da casa, ci si accorge del problema quando l'erba ha già superato il filo basso dei pannelli.

L'ombra sul bordo basso conta più di quanto sembri

Sui moduli fotovoltaici l'ombra non funziona in modo proporzionale: basta una porzione di cella coperta perché tutta la stringa collegata renda meno. Una fascia di erba che ombreggia i venti centimetri più bassi non toglie quindi il venti per cento della produzione di quel modulo, ne toglie molto di più, e trascina con sé i pannelli collegati in serie. Se l'ombra resta lì per settimane, la zona ombreggiata smette di convertire luce e comincia a dissipare calore: è l'innesco degli hot spot, cioè un problema che da perdita di resa diventa danno al modulo.

Ventilazione e temperatura

C'è un secondo effetto, meno intuitivo. I moduli lavorano meglio quando sono ventilati: l'aria che passa sotto la struttura li raffredda e ne mantiene il rendimento. Un tappeto di erba alta chiude quel passaggio e crea sotto i pannelli una sacca di aria ferma, umida di notte e calda di giorno. Nei mesi estivi, cioè quelli in cui l'impianto dovrebbe rendere di più, il risultato è un modulo che lavora costantemente a temperatura più alta del necessario.

Il fango: lo sporco che sale dal basso

Con i moduli così vicini al suolo, ogni temporale estivo solleva schizzi di terra che si depositano sulla fascia inferiore del vetro. Quel fango asciuga al sole e diventa una crosta compatta, tipicamente concentrata proprio dove il modulo è già penalizzato dall'ombra dell'erba. La pioggia successiva non la porta via: l'acqua piovana rimuove il 70-90% della polvere leggera, e solo sopra i 4-5 mm di precipitazione, mentre il fango secco e cementato resta. Dove il terreno è lavorato, il deposito si somma alle polveri agricole descritte nella guida sugli impianti delle aziende agricole, dove il soiling può arrivare al 15-25% della produzione.

Lo sfalcio va fatto, ma con attenzione

La gestione del verde sotto un impianto non è un servizio che offriamo, e va affidata a chi lavora la terra o a un manutentore del verde. Vale però la pena sapere quali sono i punti critici, perché i danni che vediamo più spesso sui moduli a terra non li fa lo sporco, li fa il decespugliatore.

  • Il filo di nylon che frusta contro il bordo del vetro o contro la cornice.
  • I sassi lanciati dalla trincia, che possono colpire il modulo e lasciare microfratture.
  • Il materiale di risulta lasciato accumulare sotto le strutture, che trattiene umidità e attira animali.
  • I cavi e i connettori che corrono bassi e vengono agganciati senza accorgersene.

Un cotico erboso basso e regolare, tagliato più volte in stagione, è preferibile a un intervento unico e tardivo: si lavora con meno massa da tagliare, si proiettano meno detriti e non si arriva mai alla situazione in cui l'erba tocca i pannelli. Da evitare il terreno tenuto nudo, che diventa una fonte di polvere permanente.

Dopo lo sfalcio, guarda i moduli

Il momento giusto per un controllo è subito dopo un taglio, quando i pannelli sono accessibili e l'erba non nasconde nulla. Vale la pena verificare tre cose: che il vetro non abbia scheggiature o rigature nuove sul bordo basso, che i cavi sotto la struttura siano ancora fissati e non appoggiati a terra, e che la fascia inferiore dei moduli non sia incrostata di fango secco. Se lo è, si rimuove con acqua filtrata, prodotti certificati per il fotovoltaico e spazzole morbide a bassa pressione, come nel normale lavaggio dei moduli, senza mai raschiare la crosta a secco.

Nelle campagne toscane è una manutenzione stagionale

Tra le colline senesi, la Valdichiana e le pianure maremmane gli impianti a terra stanno quasi sempre su terreni agricoli o su bordi di appezzamenti lavorati, dove l'erba cresce in fretta in primavera e il terreno resta secco e polveroso da giugno in poi. La cadenza sensata è quindi doppia: gestione del verde più volte in stagione, e una verifica dei moduli quando la stagione di produzione entra nel vivo. Se hai un impianto a terra da queste parti, vedi la pagina Siena e le colline senesi oppure richiedi un preventivo gratuito e personalizzato.

Domande frequenti

Dipende da quanto sale. Finché resta sotto la struttura l'effetto è trascurabile, ma appena raggiunge il bordo inferiore dei moduli comincia a fare ombra sulle celle più basse, e l'ombra sui pannelli non è proporzionale: basta una porzione di cella coperta perché tutta la stringa collegata renda meno.
No, è la scelta peggiore. I diserbanti lasciano il terreno nudo e polveroso, e la polvere finisce sui moduli al primo colpo di vento. In più, su un terreno agricolo, il residuo chimico può creare problemi ben più seri della resa dell'impianto. Meglio uno sfalcio regolare e un cotico erboso basso.

Vuoi sapere com'è davvero messo il tuo impianto?

Preventivo gratuito e personalizzato in tutta la Toscana. Raccontaci com'è il tuo impianto: ti diremo con onestà se e cosa serve, senza forzature.

Continua ad approfondire