Polline e melata sui pannelli: la patina appiccicosa che la pioggia non toglie

Ci sono due depositi che i proprietari di impianti confondono di continuo. Il primo è il velo giallastro uniforme che compare fra febbraio e maggio e che sembra sparire dopo un acquazzone. Il secondo è una patina lucida e appiccicosa che arriva più tardi, di solito su moduli che stanno sotto o vicino a certi alberi. Sono il polline e la melata, hanno origini diverse e si comportano in modo diverso davanti all'acqua.

Il polline non è polvere, si comporta peggio

Il granulo di polline è leggero e arriva in quantità enormi, ma il problema non è la quantità: è che assorbe umidità. Con la rugiada notturna si gonfia e si compatta contro il vetro, poi asciuga e diventa una base a cui la polvere dei giorni seguenti si attacca. Quello che nasce come un velo che si toglierebbe con un soffio, in due settimane è una pellicola coerente.

È anche un deposito subdolo perché uniforme: non fa macchie evidenti, non si vede da terra e abbassa la trasmittanza su tutta la superficie. Chi controlla i pannelli a occhio, con i criteri della guida su come capire se i pannelli sono sporchi, in primavera si accorge prima del calo nei dati che della patina sul vetro.

La melata: zucchero che piove dagli alberi

La melata non viene dalla pianta ma dagli afidi e dalle cocciniglie che la abitano: è una sostanza zuccherina che gli insetti espellono e che cade su tutto quello che sta sotto, auto comprese. Sui moduli si asciuga formando una pellicola vischiosa che, a differenza della polvere, non si stacca per gravità e non si secca fino a sbriciolarsi.

Sulla melata si insediano poi funghi saprofiti che la anneriscono, la cosiddetta fumaggine: a quel punto il deposito non è più trasparente e l'ombra locale che produce comincia a contare davvero, perché basta una porzione di cella coperta perché tutta la stringa collegata renda meno.

In Toscana il calendario è più affollato di quanto sembri

Fra la fine dell'inverno e l'inizio dell'estate si susseguono emissioni diverse, e chi ha l'impianto in campagna le riceve quasi tutte.

  • Cipressi e altre cupressacee: emissione massiccia già a fine inverno, tipica delle colline senesi e fiorentine.
  • Graminacee e ulivo: primavera inoltrata, con nuvole di polline visibili nelle aree agricole della Maremma.
  • Pini domestici e marittimi: il polline giallo delle pinete costiere, che si somma agli aghi e alla resina.
  • Tigli, lecci e querce: da qui arriva la maggior parte della melata di inizio estate.

Chi ha i moduli vicino a una pineta ritrova gli stessi problemi descritti nella guida su aghi di pino e resina sui pannelli, moltiplicati per la stagione.

Perché la pioggia di primavera peggiora la situazione

Le piogge primaverili sono spesso brevi. La pioggia rimuove il 70-90% della sola polvere leggera e solo sopra i 4-5 mm di precipitazione: sotto quella soglia bagna il polline, lo fa gonfiare e lo lascia asciugare in strisce lungo le linee di scolo. Il risultato è il classico modulo che dopo un temporale sembra peggiorato invece che migliorato. Sulla melata l'effetto è ancora più netto, perché lo zucchero si riscioglie e si ridistribuisce.

Come si toglie senza rovinare il vetro

Servono due cose che l'acqua da sola non ha: la capacità di sciogliere una pellicola organica e un'azione meccanica delicata. La ricerca lo conferma da tempo: già Moharram et al., 2013 mostrava che la sola acqua non basta a mantenere l'efficienza dei moduli mentre i tensioattivi sì, anche se lo studio è stato condotto in ambiente desertico e il contesto non si trasferisce tale e quale alla Toscana.

Quello che non va usato, invece, è il detersivo per piatti: secondo l'Università di Turku (EU PVSEC 2024) abbassa la trasmittanza del vetro fotovoltaico di circa l'1% su vetro pulito e di quasi il 4% su vetro con depositi organici, e il calo non si recupera nemmeno risciacquando. Il lavaggio con il SolarPure System© usa invece acqua filtrata all'origine, prodotti certificati per il fotovoltaico e spazzole morbide a doppia inversione, sempre a bassa pressione. Un confronto completo sta nella guida sui prodotti per la pulizia dei pannelli.

Dove il problema è più marcato

Fra le colline senesi, gli uliveti della Maremma e le pinete della costa, quasi ogni impianto toscano ha almeno una di queste sorgenti a poche decine di metri. Un intervento a stagione conclusa, quando le emissioni sono finite, evita di lavorare due volte e riporta il vetro in condizioni pulite prima dei mesi di massima produzione. Per capire quando conviene sul tuo impianto, puoi chiedere un preventivo gratuito e personalizzato.

Domande frequenti

Dipende da quanto resta. Uno strato sottile di pochi giorni incide poco, ma il polline è igroscopico: con l'umidità della notte si compatta, trattiene la polvere che arriva dopo e diventa una pellicola opaca. È allora che entra a pieno titolo nel calo medio del 3-7% annuo attribuito allo sporco.
No, e l'acqua calda su un vetro esposto al sole è anche rischiosa. La melata è uno zucchero che si asciuga in pellicola: serve un prodotto che la sciolga e una spazzola morbida che la stacchi senza rigare. L'acqua da sola la ammorbidisce in superficie e la ridistribuisce, lasciando aloni appiccicosi che richiamano altra polvere.

Vuoi sapere com'è davvero messo il tuo impianto?

Preventivo gratuito e personalizzato in tutta la Toscana. Raccontaci com'è il tuo impianto: ti diremo con onestà se e cosa serve, senza forzature.

Continua ad approfondire