Nebbia e rugiada sui pannelli fotovoltaici: la patina del mattino
Nelle piane toscane, da ottobre, i moduli passano la notte bagnati. Quell'umidità non pulisce: sposta lo sporco, lo fissa sul vetro e allunga l'inizio della produzione.
Chi vive nelle piane toscane lo sa: da ottobre le mattine sono bagnate. La nebbia sale dai fossi e dai fiumi, la rugiada si deposita su tutto, compreso il vetro dei pannelli. Quando il sole finalmente arriva, il vetro è coperto di gocce, e chi ha un impianto si accorge che la produzione parte tardi. Ecco cosa succede e cosa conta.
Perché le piane sono un caso particolare
Nelle zone di pianura e nei fondovalle l'aria fredda ristagna di notte e l'umidità non ha modo di disperdersi. Nelle piane fra Firenze, Prato e Pistoia, in Valdichiana e lungo i corsi d'acqua la nebbia mattutina è un fenomeno ricorrente in autunno e inverno. Sulle colline, invece, l'aria scorre e l'effetto è meno marcato. Per questo due impianti a pochi chilometri di distanza possono avere condizioni molto diverse, e il confronto con quello del cugino in collina non vale.
Cosa fa l'umidità sul vetro
La condensa notturna bagna uniformemente il modulo e si fonde con la polvere, il polline e i residui che si sono depositati durante il giorno. Poi l'acqua scivola lentamente, si ferma sul bordo e al sole si asciuga lasciando aloni e un velo sottile. Si ripete ogni mattina, e ogni ciclo aggiunge un po' di sporco al precedente.
Perché non è una pulizia
Una vera pioggia pulisce solo oltre i 4-5 mm di precipitazione e porta via il 70-90% della polvere leggera: la rugiada è lontanissima da questi valori. Per questo l'umidità mattutina non lava, fissa. Sulle piane, dove la nebbia si ripete per settimane, il risultato è una patina uniforme che a occhio si nota poco, ma che a luce radente si vede bene.
Il ritardo del mattino non è sempre sporco
Nelle mattine nebbiose la luce arriva diffusa e debole, quindi la curva di produzione sale più tardi e più bassa. È meteo, non difetto. Per distinguerlo dallo sporco basta guardare il pomeriggio: se a cielo sereno la produzione recupera e arriva ai valori attesi, il problema è la nebbia. Se resta bassa anche con cielo pulito, lo sporco entra in gioco, come spieghiamo nella guida sul perché l'impianto produce meno.
Quando il vetro è bagnato e velato, le prime ore di luce sono le più colpite: la luce è bassa, la nebbia la attenua e il vetro la attenua ancora. Il risultato è una curva che parte tardi e recupera solo a metà mattina. Non è un guasto: è la somma di meteo e superficie. Se però il ritardo si allunga di settimana in settimana, a parità di meteo, è un segnale che la patina sta aumentando e vale la pena guardarla da vicino.
Chi vuole verificare può confrontare l'ora in cui la produzione supera una soglia scelta, per esempio il momento in cui l'inverter comincia a immettere con regolarità, in giornate di nebbia simile a distanza di qualche settimana. Se si sposta sempre più avanti, qualcosa sul vetro sta cambiando.
Umidità persistente e crescita biologica
Dove il vetro resta bagnato a lungo e c'è già sporco, si creano le condizioni per muschio e alghe, soprattutto ai bordi e sui telai. Non succede in poche settimane su un vetro pulito, ma su un impianto già carico di polvere e foglie la crescita può partire presto. Il tema è trattato nella guida su muschio, licheni e alghe su tetto e pannelli.
Un altro effetto riguarda le particelle trasportate dall'aria: nelle mattine umide il vetro bagnato trattiene più facilmente polvere sottile e polline, perché la superficie è appiccicosa. Nei periodi in cui si accendono stufe e camini la patina del mattino può assumere anche una tonalità grigiastra, che a luce radente si distingue bene dal semplice velo di polvere.
Cosa conviene fare
- osservare i moduli con luce radente, a mattino inoltrato, per vedere la patina;
- non intervenire con prodotti casalinghi: il vetro bagnato nasconde i segni e li rende più facili da graffiare;
- programmare un controllo a fine autunno, quando la nebbia è iniziata ma il freddo non è ancora forte.
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Domande frequenti
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